Vaffanculo a tutto e tutti. Sì, questa volta un bel vaffanculo a: i terroristi, la merdosissima casta politica italiana, i politici ladri, la politica imperialista americana, i musulmani fondamentalisti, gli ebrei ortodossi, la crimininalità organizzata, la destra xenofoba, la sinistra radical chic, i bigotti, i misticisti, i massoni, la P2, i dittatori mediorentali, l’ipocrisia cinese, gli schiavisti africani, le gang sudamericane, i migranti non riconoscenti, i vittimisti e pezzi di merda a vario titolo. Non parlerò di voi, questa volta parlerò di un uomo per bene, un uomo degno del titolo più alto, Signore. Parlerò di mio padre.

Bimbi nel Dopoguerra

Ciao papà, essendo questa una lettera aperta comincierò con un piccolo riassunto per introdurti a chi non ti conosce o magari non conosce tanti dettagli di te. Abuserò come al solito della tua pazienza e disponibilità e, se è possibile, aiuta la mia penna (o tastiera) a stare lontano da stronzate e castronerie.

Mio padre, nato ancora durante la seconda guerra mondiale, ha avuto un’infanzia difficile. A partire da una quarta di latte (250 ml) da dividere con fratelli e sorelle, per passare al giocare con residuati bellici (a rischio di farsi saltare in aria) fino ad arrivare alla “rimozione forzata” dalla scuola causa ignoranza dei miei nonni, potrei elencare decine di eventi e fattori che contribuirono a creare quella che possiamo definire un’infanzia non facile.

Nonostante tutto ciò papà è venuto su bene, onesto, lavoratore e degno di stima e di amicizia. Tutto questo nonostante la completa assenza dei genitori e della famiglia. Già questo ci dovrebbe lasciar pensare a come spesso (o talvolta) tutte quelle parole di psicologi ed esperti che giustificano tutto e tutti a causa di un’infanzia difficile, siano delle emerite stronzate. Cari psicologi ed esperti, se la punizione per dire stronzate (tipo alcune perizie) fosse arrotolare i fogli su cui è stata scritta ed infilarli su per il deretano forse se ne direbbero meno di ‘ste cazzate. Ma vabbè, io non sono di certo un genio, né un pensatore, né tantomeno un esperto, quindi vi chiedo di lasciare stare la mia polemica.

Un Signore che guarda lontano

Dove eravamo rimasti? Sì, a mio padre che era venuto su bene. In tutta franchezza potremmo dire che papà fu in parte padre di se stesso, molto spesso ha avuto il ruolo di educatore ed educando di se stesso. Tutto ciò lo ha fortificato, papà non era una persona che si abbatteva facilmente, anzi, non l’ho mai visto allo zero percento, ha sempre mantenuto un potenziale “operativo”. Dopo la rimozione forzata dalla scuola non si è perso d’animo, ha studiato e lavorato, ed ha studiato ancora prendendo un paio di titoli che gli hanno permesso di lavorare brillantemente in un periodo dove per molti c’era solo il treno per emigrare. Fece anche quello, ma solo per breve tempo. Per un tempo un po’ meno breve fece anche il servizio di leva. Sì, anche lui, come me (o io come lui), è stato uno di quegli stronzi che ha servito lo Stato con la mimetica addosso, storia non troppo comune, in un paese dove tutti criticano ed i marca fogna si contano ad otto cifre. Fanculo anche loro, e fanculo anche a me che sono contento di aver servito il mio paese “aggratis”… cosa ho servito poi? Sarà forse solo questo “sciocco ed inutile” senso del dovere a farmi sentire nel giusto? Beh papà, se non fossi morto forse un mezzo vaffa lo meriteresti anche te, questo senso del dovere da soldatino che deve sempre fare quello che deve me lo hai incul…cato te. Vabbè, sai che alla fine te ne sono grato, di certo è molto meglio di quei tre stronzi che pensano che tutto gli è dovuto senza aver mai fatto o dato nulla, per nessuno. Per loro non c’è solo un vaffanculo, ma un bel stronzi di merda da quattro soldi ci starebbe bene, no papà? Lo so, non ti piaceva la bestemmia e la parolaccia, ma da questo tuo lato ho preso solo la tua insopportazione per la bestemmia, considerata volgare e bassa. Comunque, dopo il servizio di leva, papà si mise a lavorare. Anche lì con pazienza, devozione e stile, caratteristiche che lo hanno sempre dipinto di colori vivaci in mezzo ad un tessuto sociale di una grigiezza pesante, a volte opprimente. Ma ora basta lavoro, ci ritorneremo dopo.

Un Signore con la famiglia

Con una lacrima negli occhi ed il sorriso sulle labbra mi avventuro su un terreno più impervio, parliamo di come hai trovato l’amore. Sì, per noi maschietti questo dovrebbe essere un argomento un po’ tabù, di quelli da lasciare alle signore e signorine, ma dai, proviamoci. Anche per sposarti hai dovuto dare del tuo meglio, conquistare mamma. Di certo, mamma, non è mai stata una persona che si può ingannare o raggirare facilmente per quanto riguarda gli affare di cuore e di testa. Mia madre è una persona molto semplice per quanto riguarda l’amicizia, lo stare insieme, il volersi bene. La sua totale mancanza di odio, la natura gentile e lo spirito forte la rendono adorabile. Tutto ciò non deve ingannare, mamma non è però una persona leggera per quanto riguarda gli affetti più cari. Raggirarla, farle cedere il passo, farle vendere o barattare le proprie idee non è possibile se non crede pienamente in quello che sta per fare. Per questo, mamma, può essere raggirata invitandola ad una festa in cui magari non è ben accetta, ma di certo non avrebbe mai sbagliato nella scelta dell’uomo giusto, doveva essere proprio come lei lo sognava. Mio padre, per mia madre, non era solo un marito ed un compagno, era anche il suo principe azzurro. Ti piaceva molto mamma, lo so, uno strano mix di aria e ferro, di piuma e spada. Si prende sempre gioco di se stessa e sembra un tenero agnellino ma non si tirerebbe mai indietro per difendere i suoi cari e lotterebbe come una leonessa se fosse necessario. Se descrivo queste caratteristiche così bene e solo perché sono in parte anche le mie.

Una coppia che guarda lontano

L’insieme di tutte queste queste caratteristiche lasciano immaginare quanto papà abbia lottato per far capire di essere l’uomo giusto per la donna giusta, un leone ed una leonessa indomiti, senza paura, ma dall’animo gentile, pronti a mettersi davanti al branco e fare da scudo piuttosto che mordere per primi.  Cosa dire? Non lo so, vorrei davvero saper scrivere meglio per trovare parole giuste o auliche, ma non lo so fare. Sono un arrotino della penna e per evitare di sembrare ancora più sciocco (o ignorante come ultimamente mi hanno detto un paio di persone) mi limito a dirvi grazie genitori!. Grazie per il cuore di leone che mi avete donato, è forse la cosa migliore che ho, e grazie per la totale mancanza di paura per schierarsi con i cari e gli affetti, la totale assenza di paura nel difendere cosa ritengo giusto, la sprezzanza nell’affrontare il futuro, anche quando ho avuto poche chance di farcela sia in carne che in spirito. Vi dedico le mie vittorie e vi ringrazio per la forza che mi avete donato, è una vera benedizione nel momento della sconfitta. Spero solo che capirete che la vostra scelta di preferire sempre il martirio all’attacco non è la mia scelta.

Come si fa? Come si fa a parlare del tutto e del di più senza saltare di palo in frasca!? Non lo so, e che non lo sapessi questo mio padre lo sapeva. Sapeva del mio essere a volte inutilmente prolisso o dispersivo, ma ci ha sempre messo molta pazienza nell’ascoltarmi, facendomi notare tutto questo meno di quanto avrebbe potuto. Grazie papà. Ora torniamo a parlare un po’ di lavoro, del tuo lavoro.

Eri la persona giusta al posto giusto. Hai sempre eseguito tutto diligentemente, dalla preparazione, alla catalogazione, alla archiviazione. Sempre tutto al suo posto, sempre tutto in ordine, sempre tutto ben fatto. Forse non ti bastava un lavoro così, fin troppo semplice per quello che avresti potuto dare. Avresti voluto insegnare e scrivere, ahimè, te lo hanno impedito. Hai pagato anche per questo un prezzo troppo alto a causa dei tuoi genitori. Che cosa triste, io parzialmente insegno e fanciullescamente scrivo, il Fato dimostra di avere sempre uno deplorevole senso dell’umorismo. Ma andiamo avanti, meglio. Hai pensato di occupare parte del tuo tempo libero con centomila attività, tra tempo all’aria aperta (ricordo ancora le nostre passeggiate di pomeriggio, di domenica mattina o durante le vacanze), la politica, i sindacati, le collaborazioni in organizzazioni sportive o aziendali e molto altro. Anche lì, pian piano hai preferito uscire da certe situazioni ed hai preferito mettere al centro altre cose. Una riunione di meno ed una passeggiata di più, fino a quando le riunioni divennero pari a zero. Che dire, anche quà hai dimostrato di essere un signore con i guanti bianchi.

Signori felici

Il bene ed il rispetto donato può rieccheggiare a volte per secoli, per anni o anche solo per ore, di certo è che molti dei tuoi colleghi e compagni di lavoro hanno dimostrato un affetto sincero e non si sono sprecati in semplici parole di rito sul caro estinto. Le lacrime di alcuni di loro e l’affetto sincero dimostrato anche a noi, i parenti del defunto, sono state qualcosa di toccante. Ho visto su di loro le lacrime che non ho potuto vedere su di te. Anche questo da la misura di quello che sei stato in questa vita terrena, una persona che lascia il segno, senza gridare e senza sopraffare. Un grazie per essere stato così, un grazie a chi ti ha voluto bene ed un vaffanculo pieno a chi ti ha voluto male. Esseri indegni di essere preferiti anche rispetto all’ultimo dei cani rabbiosi, che la vostra inutile vita possa essere sinonimo di sofferenza e se così non fosse che la sofferenza possa accompagnarvi per l’eternità.

Amato padre, ci vorrebbe un libro per raccontare tutto, ma questo tempo ora non ce l’ho e, ad essere sinceri, mi manca anche la voglia. Già scrivere tutto questo è uno sforzo non indifferente. Ricordare te, gli aneddoti, le persone, gli ipse dixit, le avventure e disavventure (ricordi il viaggio Vaduz-Monaco?) mette a dura prova il mio animo. Il tuo ricordo è troppo forte e tu sei sempre così vicino e presente in quello che faccio che ora vorrei solo lasciare la tastiera, chiudere gli occhi e ripensare a tutto questo. Vorrei smettere di scrivere e mettermi a piangere, sarebbe più facile ed allevierebbe un po’ questo tormento costante, questo magone che mi porto appresso. Mi manchi e dovresti essere quà, cazzo! Comunque no, non farò niente di tutto questo, continuerò a scrivere fino quando ce la farò e spero che mi capirai se mancheranno degli spezzoni o interi atti quà e là.

Sono successe tante cose nella mia vita ed eri al corrente praticamente di tutto. Siete stati, assieme a mamma, degli assidui ed attenti lettori degli episodi a fumetti della mia vita ed in molti casi avete contributo alla sceneggiatura, migliorandola. Abbiamo trascorso ore in macchina, negli stadi, nei bar ed ovunque pianificando, cosa farò domani, l’anno prossimo o da grande. Interminabili scenari creati partendo da una situazione iniziale. Sondare meticolosamente tutti i percorsi nati ad ogni bivio di ogni decisione. Un esercizio stancante, ma allo stesso tempo proficuo e divertente. D’altronde, come dire, siamo sempre una famiglia fatta di persone nate nel segno del mulo ascendente cammello, la fatica e solo una corda di canapa intrecciata al nostro DNA.

Phobos

Torniamo all’amore. Oltre a mamma, seduta sul trono più in alto del tuo Olimpo, ci siamo noi, figli, generi, nuore e nipoti. L’amore donatoci era costante, assiduo, voluto, presente, forte e compassionevole. La speranza è di aver restituito parte di questo amore, l’ambizione è quella di averne reso uno pari, la paura è quella di non averne dato abbastanza. Questo è un pensiero che fa davvero paura, ma io non devo, anzi, non posso avere paura, è scritto lì, in ogni finale delle mie storie.

Ed eccomi, ci risiamo, le ombre diventano reali. Pian piano il buio sparisce ed i contorni diventano più nitidi. Li vedo, sono lì di fronte a me e mi aspettano. A poche decine di metri ci sono Phobos e Deimos, schierati tra me ed Athena e la ragionevole pace interiore che lei mi può donare. Enyo è lì sulla collina e non farà sconti, giù nella piana ci sono uomini e dei pronti a scontrarsi, lei ha fame e noi siamo il cibo. Come una iena Enyo attende che il campo decida lo sconfitto, sarà il suo pasto.

Non sarà facile, vorrei che che Apollo ed Artemis fossero al mio fianco, vorrei che riservassero ad i figli di Ares la sorte di quelli di Niobe, ma non è così. Di fianco a me c’è solo Elpis, spero che lasci la cornucopia ed impugni la lancia, glielo chiedo. Alla richiesta mi guarda e mi sorride, non risponde. Anche le dee possono essere criptiche come le donne, non capisco. Forse la sua calma è dettata dalla sua abitudine a condividere la sua vita con il Male, se hai resistito dentro Pandora sei pronto a qualsiasi sfida. Rispondo al sorriso di Elpis con un cenno della testa, mi sorride ancora, avrò bisogno di lei.

Athena

Caro papà, sei sempre stato ragionevole e calcolatore, sono sicuro che sei lì, tra i protetti di Athena. Se io fossi stato un figlio degno, ti prego, chiedi ad Athena di donarmi un’armatura forte per resistere ad i colpi e leggera per non stancarmi presto. Chiedi anche un giavellotto ben bilanciato e resistente per la mia compagna Elpis, ho solo lei di fianco quando scendo in questa piana buia. Ne avremo bisogno, i due fratelli neri mai saranno amanti di Eleos, lo stesso Ares le sbarrerà il passo verso la piana.

Se dovessi vincere, ti abbraccerò e chiederò una ricompensa ad Athena stessa. Le chiederei che nessun altro dei tuoi cari abbia gli occhi coperti dalle mani di Aporia e che Hermes stesso gli faccia da guida verso di te, se ne avessero bisogno.

Enyo

A breve comincierà questa ordalia pagana, non ho molto tempo per parlare e scrivere, ma ho lasciato un breve scritto alla civetta di Athena per te: Se non dovessi vincere ed Enyo si ciberà del mio cuore, non giudicarmi per la sconfitta, ma giudicami solo per il valore. Se non indietreggierò mai di fronte Phobos, se non mi inginocchierò mai ad i piedi di Deimos, dovrai solo chiedere ad Alke se ho combattuto degnamente e se sono degno di benevolenza. Se così fosse, vienimi a cercare nella dimora di Enyo come Priamo fece con Ettore nella tenda di Achille.

Deimos

E sì papà, ci risiamo, sono prolisso e con la testa perso in storie fantasiose ma, diciamo che non ho fatto troppo scempio di me stesso. Tutto sommato è passabile quanto scritto, e quà lo so, mi avresti strizzato l’occhio in una semi compiacenza. Un vabbè, è passabile tutto fatto di espressioni.

Prolisso o no, restiamo in tema di amore ed affetto. I tuoi amici ci hanno raccontato molto di quanto parlassi della tua famiglia, dei tuoi figli e delle loro famiglie. Caro genitore, è stato bello e probante sentire i tuoi amici parlare delle nostre storie raccontate da te a loro. Questo era un aspetto più nascosto di te, una piacevole sorpresa, un bel colpo a giro sul secondo palo, il portiere (io) si tuffa ma non la prende. Bene, cosa dire? Volevi proprio lasciarmi in torto quando dicevo di conoscere tutto di mio padre? Beh, missione compiuta… ouch!

Sorprese finite? Forse no, il funerale è stata un’altra sorpresa per tutti noi. Onestamente non so se ci hai messo uno zampino tu o se siamo solo stati bravi noi, ma abbiamo provato tutti a contenere la commozione e le scene da “vedova e famiglia” incosolabili. Niente di programmato papà, tutto giocato di prima, come una squadra di quelle che fa calcio totale. Avevo paura di quelle scene dove c’è angoscia mista a secolari tradizioni, quasi da sati indiano, ma niente di tutto questo. È stato un bel happening di gente che ti conosceva, ti voleva (e ti vuole) bene, ti rispettava, aveva voglia di esserci e che provava a stigmatizzare il dolore con qualche battuta. Forse sarebbe un po’ macabro dire una festa, ma abbiamo provato a fare tutto nel tuo stile, niente pagnistei ed efficienza… pater docet.

Pater, vorrei rassicurarti dicendo che quaggiù non ci adoperemo solo per caroselli e costumi. La determinazione che ci avete messo tu e mamma per elevarvi dalla polvere, dalla miseria dell’animo e del corpo verso traguardi più alti è un mantra che rieccheggia nelle nostre teste, sì, con diverse frequenze ma con la stessa melodia.

La voglia di non lasciar cadere nel vuoto i frutti dell’albero di intenti piantato da voi per la nostra famiglia è un messaggio chiaro, ma questo non è un messaggio per questa lettera. Sappi che ogni centimetro guadagnato non verrà perso, e che parte di quello che le odierne e le future generazioni potrebbero ricevere di bello dalla vita avrà una tua componente importante. Sai, ti invidio, quello che avete fatto voi è equiparabile ad un momento di creazione, è come un Big Bang emotivo e di affetti quello che avete creato. Splendida traccia lasciata in questo mondo, bravi!

Caro papà, e col saluto più semplice che voglio iniziare la parte finale di questo scritto. I giorni sono più difficili da quando sei venuto a mancare, da quando è cominciato il tuo cammino a tappe verso il Mondo di poi. Già dal coma cominciavano ad aggirarsi fantasmi con oscuri presagi, vedendo quello che capitava ad alcuni dei malati vicino a te, era difficile pregare. Era difficile scegliere se pregare per la morte o per la vita. Immaginarti sveglio, più o meno cosciente, in un corpo in cui avresti potuto muovere solo gli occhi era un futuro che non avrei mai potuto immaginare per te, sempre sul campo, sempre in prima linea.

Un Signore per bene e sua figlia

Quà continuiamo, giorno dopo giorno ad abituarci alla vita senza la tua presenza, ma non passa un cazzo di dolore, possiamo solo scacciarlo a momenti. Ho scritto tante parole, ma forse le più giuste per descrivere tutto ciò sono quelle di tua figlia: ora che non ci sei è venuto a mancare metà del Cielo. Però, a lei avete donato anche il dono della sintesi e della profondità. Come dire, siamo come il Gotico ed il Barocco applicato al linguaggio. Va bene, visto che i ruoli sono quelli, continuerò con un ultimo excursus più faceto nel mondo della fantasia, magari questa volta facendo scempio di me stesso paragonandoci ed eroi dei film. Sarà ridicolo? Non ti preoccupare papà, lo scempio sarà solo per me e poi, chissene!. Se a qualcuno non piace che se ne vada anche lui o lei in quel posto ben frequentato, nella città di Fareinculo cercano sempre gente.

Abbiamo sempre affrontato la vita con la spada in mano, incuranti del nemico e degli ostacoli, la determinazione negli occhi ed a volte il sorriso sulle labbra. La noncuranza dell’avversario e della morte stessa, nelle nostre sfide, è stato il leitmotiv di questa guerra chiamata vita. Abbiamo intrapreso anche sfide di cui sapevamo sin dall’inizio che il nostro arco temporale terreno non sarebbe stato abbastanza lungo per vederne la fine. Avete ed abbiamo potuto prendere delle scelte consci del fatto che la linea è solida e che siamo lì uno di fianco all’altro, consci del fatto che se morirà chi ordinato la carica gli altri non si fermeranno, consci del fatto che se l’aquilifer cadrà o perderà lo stendardo il più vicino lo raccoglierà.

Belle scene, ne abbiamo prese e date dalla vita, ma il bilancio è positivo. Quando si è perso un metro poi se ne sono conquistati due. Bella sensazione, sicuri di spingersi sempre oltre, sicuri di sentire una voce amica di fianco che ti incita a non mollare ed andare avanti. Rubando frasi da un film che ci piaceva molto, mi viene da dire che in questa ultima battaglia eravamo su posizioni lontane ed alla fine di questa tu stavi proseguendo la tua cavalcata nei Campi Elisi. Il risentimento è troppo per non esserti stato più vicino, forse non avrei potuto fermare la lancia ma avrei potuto tenerti la mano e parlarti prima di lasciarti proseguire il tuo viaggio verso il luogo dove armi e scudi non sono più necessari.

Elpis

Vorrei accettare e perdonare, rilassarmi e ridere ma Nyx è un’abile amante che ogni notte mi convince a seguirla in un viaggio verso luoghi meno sicuri, dove Nemesis non è un’ospite ma padrona di casa. Non è facile sorridere quando si trascorre così tanto tempo con queste due signore.

Questa volta papà non avrò bisogno solo di Elpis al mio fianco, ma anche di te. Fai tu quello che io non posso fare per me stesso, chiedi perdono per me a Nostro Signore, perché ora io non posso perdonare né la Terra né il Cielo per averti strappato pochi giorni prima che ci reincontrassimo, per averti strappato al termine del periodo più lungo di lontananza negli ultimi decenni, per non avermi dato la possibilità di terminare quello che ti stavo scrivendo, per non averti dato la possibilità di salutare i tuoi cari con un abbraccio prima di andare e soprattutto non perdono il Cielo per colpire i gentili in modo spietato, facendo a volte concorrenza anche al Fato per ironia e ferocia.

Papà, chiedi perdono e pietà per me, io non posso farlo e prega affiché un giorno io possa. Per tutto il resto, tu sai cosa fare, le parole non sono più necessarie. Ti voglio bene.

Il Principe

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