Premessa. Nel post non parlerò della democrazia quella vera, quella intesa come forma di governo, mi limiterò a parlarne nell’ambito dei fatti elencati.

Esportare la democrazia!? Tante possibili ragioni per farlo, una sicura per non farlo: non è possibile. Dal momento che non è possibile, se non si hanno altri piani “nascosti”, è un investimento da evitare.

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Esportazione della Democrazia

Rivediamo un po’ cosa è successo con il primo episodio di “export” da quando il mondo ha una sola superpotenza.

Seconda Guerra del Golfo (2003-2011)
Questo episodio bellico si identifica come il primo episodio post Guerra Fredda in cui l’Occidente decide di esportare il suo bene più grande, la Democrazia, o meglio, questa è la ragione ufficiale. Ricordiamo per dovere di cronaca che la Prima Guerra del Golfo fu fatta per liberare un Paese occupato, il Kuwait. Nessun commento su questo, meriterebbe un capitolo a parte.
All’epoca della Seconda Guerra del Golfo avevo identificato come la vera ragione dell’intervento il controllo delle ingenti risorse di petrolio possedute dall’Iraq, ed avevo classificato gli appalti per la ricostruzione e la nuova “democrazia” instaurata come sottoprodotti del petrolio stesso. Di questi potremmo dire che la “democrazia” non ha mai avuto molto più valore di altri sottoprodotti come il catrame.
Con gli anni mi sono sempre più convinto che l’oro nero non fosse il principale obiettivo dell’intervento militare, ma il vero obiettivo fosse il controllo dell’area stessa (il Medioriente). Perché la necessità di controllare un nuovo Paese nell’area quando Arabia Saudita, Emirati, Kuwait ed altri staterelli erano già fidi alleati e partner economici degli States? Le chiavi di lettura potrebbero essere molteplici e forse ci vorrebbe un libro per analizzarle tutte, quindi mi limiterò ad alcune di loro, magari senza la profondità dovuta.

Saddam Hussein
Il vecchio Saddam dalla fine ’90 era ben lungi dall’essere il leader dispotico di un Paese mediorientale in un qualche modo manipolabile dall’Occidente, era ormai una mina vagante impossibile da controllare, abbagliato da anni di potere, potenziale finanziatore di “terrore” e per giunta con le mani su di un sacco di petrolio… a questo dobbiamo aggungere che è stato sempre un cruccio per i Bush.
Elemento scomodo e potenzialmente pericoloso per l’America, ovvia la sua eliminazione.

Controindicazioni, la presenza Sciita
La larga presenza di gente di fede sciita in Iraq (51%) certamente rendeva il Paese ad alto rischio di infiltrazioni iraniane una volta eliminato Saddam. Se si considera la Siria ad ovest e l’Iran ad est, un Iraq in mano sciita (almeno in parte) avrebbe offerto una continuità geografica di Paesi “non amici” dal Mediterraneo al centro dell’Asia.
Interrompere questa continuità geografica era un “esercizio obbligatorio” per gli States.

Appalti di ricostruzione
Distruggere e ricostruire certo è un bel business. Sfortunatamente, la guerra in generale è una fonte di business, si va dalla vendita di armi nuove (molto costose) o vecchie (un vantaggioso modo di disfarsene) agli appalti per ricostruire acquedotti, reti elettriche, ponti, pozzi petroliferi etc.
D’altronde, se non fosse un bel business, non si spiegherebbe perchè gli appalti alle società irachene siano stati solo la minima parte. Con loro la ricostruzione sarebbe costata il 90% in meno secondo alcuni analisti o politici (vedi il deputato Henry Waxman https://en.wikipedia.org/wiki/Henry_Waxman).
Per farla breve, la guerra si fa con i soldi dei contribuenti e la ricostruzione porta tanti soldi ad una piccola cerchia di imprenditori, se sei uno spietato investitore la domanda è solo una: perché non farla? Il potere dell’oligarchia economica si mostra anche così.

Petrolio
Eh no, non mi sono certo dimenticato di lui.
Senza considerare i vantaggi di approvigionamento per compagnie “amiche”, voglio spendere qualche parola su di una ipotesi più “oscura”.
L’Iraq produce circa il 3,5% del petrolio mondiale. Saddam diverse volte minacciò di cominciare a vendere l’oro nero in euri piuttosto che in dollari. Considerando che il peso del petrolio sul dollaro è decidamente alto, questo avrebbe potuto far scendere il valore del dollaro. Anche se solo dell’1% possiamo immaginare quanti miliardi di dollari sarebbero stati persi (come svalutazione) dai super ricchi. Ritornando all’influenza dell’oligarchia economia sulla politica, inaccettabile.
Non di meno, c’è da considerare che questo fatto avrebbe potuto costituire un precedente molto pericoloso.

Dopo questa breve carrelata sui possibili fattori che spinsero verso l’intervento, vediamo come per l’America era un passo quasi obbligato prendere il controllo del Paese, e quindi, era necessaria una ragione morale e deontologica per andare in battaglia. Quale ragione migliore di “esportare” la democrazia in Iraq? Finalmente donare la possibilità alla gente in Iraq di riunirsi nel foro delle città e discutere di politica… impagabile!

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Espressione di Democrazia

 

 

Vabbè, andiamo avanti. Cosa è rimasto nel Paese tra il Tigri e l’Eufrate dopo la campagna militare americo-alleata? C’è rimasto un governo di facciata, debole, diviso tra sciiti, sunniti e curdi, che, unito al dilagare di Nmila fazioni e sottofazioni ha generato gruppi di fanatici e/o approfittatori in cui ognuno era pronto a mettere le sue bombe, a pregare il suo santo, a riempire la propria bisaccia.
In questo enorme calderone di catram-democrazia i semi del radicalismo e della Primavera Araba sono sbocciati e fioriti rigogliosi.

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Catrame nel suo stato liquido

Non solo, questi gruppi ora avevano una nuova coscienza. L’”invasore”, chiunque fosse, ad un certo punto avrebbe dovuto mollare il colpo, e la Fratellanza senza frontiere del mondo arabo divenne un’arma in più. In questo humus presente nell’Iraq post-Seconda Guerra del Golfo il sentimento propenso a “scacciare” gli occupatori (abilmente definiti Crociati) ed abbattare i vari dittatori locali (chiamati infedeli) era diventato un atto possibile, anzi, dovuto.

Di quello che ne è seguito magari ne parlerò più avanti, ora condivido qualche domanda che mi faccio da mesi…
Era giusto eliminare Saddam piuttosto che lasciarlo lì o mettere un altro “uomo forte” al comando? Era giusto intraprendere questa strada “democratica” verso chi la democrazia non c’è l’ha mai avuta? Era davvero giusto eliminare l’Iraq per fare posto a Babilonia?

Per me la risposta è semplice, no! Per esportare questa “democrazia” ora ci troviamo alle porte dell’Europa una situazione decisamente peggiore a quella di qualche anno fa. Per dare un tocco di drammacità al post, diciamo che erano secoli che non c’era una situazione di mer… così. Se a questo aggiungiamo che l’America è lontana e si è un po’ tirata indietro da tutto questo casino (e potrebbe farlo sempre di più nei prossimi anni), e che l’Europa è troppo divisa per fronteggiare in modo rapido questa situazione, ci vorranno anni per organizzarsi e reagire. Complimenti a tutti gli attori che ci hanno portato quì, grazie!

Per chiudere, se l’Occidente è quello che è si deve ad alcuni avvenimenti storici, veri passi obbligatori per il maturare di una coscienza democratica.
Cosa sarebbe stata la coscienza democratica fortemente radicata in Occidente senza la Rivoluzione Francese, i moti del 1848, il suffragio universale?
Non lo so cosa sarebbe stato, di certo non il posto dove vivo ora.

La democrazia non s’impone o si regala, si conquista.

Il Principe

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